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La storia


L'atto fondativo della Biblioteca comunale di Trento, ufficialmente aperta al pubblico il 1. gennaio 1856, può essere individuato nel testamento del vescovo Giovanni Benedetto Gentilotti, il quale nel 1725 dispose che i diecimila volumi della sua cospicua libreria, raccolti nel corso di una lunga attività di studioso, bibliotecario e collezionista svolta fra Salisburgo, Vienna e Roma, rimanessero legati in fedecommesso perpetuo alla famiglia. Tobiolo

La Biblioteca comunale di Trento è dunque sorta quando Trento e il Trentino erano decaduti da capitale e, rispettivamente, piccolo stato indipendente (il Principato vescovile di Trento) a città di ridotto potere politico e a territorio marginale di un grande impero e facevano parte del Land del Tirolo con capoluogo Innsbruck.
Il modello di biblioteca universale di studio, al quale la nascente biblioteca cittadina si ispirava, si era allora fuso con quello, mutuato dalla Landesbibliothek tedesca, dell'istituzione deputata alla memoria e alla documentazione della cultura (italiana) del territorio.
Ai fondi librari antichi e recenti, alimentati all'inizio più da generosi donatori che dalle casse municipali, si affiancavano, quindi, interi archivi o singoli documenti (e tra questi anche, dal 1876, lo stesso archivio storico comunale) e oggetti d'arte "per servire alla storia ecclesiastica, civile e letteraria del Vescovado e Principato di Trento e del concilio ecumenico celebrato in quella città".
La biblioteca divenne così Biblioteca e museo civico e, non a caso, dal 1882 al 1914 curò la pubblicazione di un periodico significativamente intitolato Archivio trentino.

Il passaggio all'Italia nel 1918 non cambiò l'impianto e le finalità originari: la biblioteca rimaneva l'unico istituto bibliotecario importante della città e si riproponeva ancora come strumento per lo studio, ma anche per la memoria e l'italianità del territorio. Nel secondo dopoguerra i problemi della ricostruzione non hanno concesso spazi a capacità innovative; il solco tracciato dalla tradizione coincideva, per tutto la sua storia almeno fino agli anni Sessanta, anche con le caratteristiche delle persone che ne hanno assunto la direzione della biblioteca: da Tommaso Gar a Francesco Ambrosi, da Ludovico Oberziner a Lamberto Cesarini Sforza, fino ad Adolfo Cetto (1948-1963), inclusi anche la presenza connotata politicamente dell'on. Italo Lunelli (1933-1945) e il commissariamento affidato ad Antonio Zieger (1945-48), si susseguono alla comunale alcune delle figure di bibliotecari e soprattutto di studiosi di storia locale più attenti e preparati.

Nel corso degli anni Settanta e Ottanta all'interno della stessa amministrazione comunale - ma in modo fortemente indipendente dalla biblioteca storica - si sono sviluppate in un contesto di rinnovato interesse per le biblioteche le cosiddette sale di lettura (12 in una città di 100.000 abitanti) e, con motivazioni e per circostanze diverse, si è strutturato un archivio storico recente, separato da quello antico affidato alla biblioteca.

Il Servizio biblioteca e archivio storico costituito nel 1997 è oggi capillarmente rappresentato: la sede di via Roma costituisce il centro di un sistema cittadino di biblioteche e servizi periferici con 10 sedi nei quartieri e nei sobborghi, con 4 punti di prestito e con il Bibliobus.

Il Collegio

- La storia -

Il 9 novembre 1623 la Municipalità trentina stipulò con la Compagnia di Gesù una convenzione, in virtù della quale i Gesuiti furono chiamati a Trento non come congregazione religiosa, ma come insegnanti, per la fama della loro abilità didattica.

I Gesuiti furono ospitati nei locali della scuola della Comunità, nell'edificio che si affaccia sulla via Lata, l'attuale via Belenzani, perché secondo l'intenzione dei Consoli nulla doveva mutare nella consueta ubicazione della scuola, che, di fatto, avrebbe continuato a rimanere pubblica. Ma in pochi anni il modesto numero di ginnasiali crebbe fino a raggiungere nel 1641 il numero di 470: avvenne che i tre padri-maestri divennero venti e la sistemazione nella casa-scuola della Comunità risultò disagevole e insufficiente. Fu necessario per loro ridimensionare l'iniziale ambizione di inserirsi al centro della città e acquistare in Via Lunga, l'attuale via Manci, la casa che Simone da Povo, erede di un antico casato, aveva messo in vendita: la casa, acquistata nell'anno 1648 grazie a una generosa elargizione del generale Mattia Galasso, non era sufficiente per la fabbrica di Collegio, Ginnasio e Chiesa. I Gesuiti, che disponevano di scarsi capitali, si adattarono a ristrutturare la casa da Povo e a edificare il Collegio; tre mesi più tardi aprirono anche una cappella. Grazie a una consistente donazione la costruzione del Ginnasio potè avvenire tra il 1686 e il 1690; il Collegio venne rifatto, secondo le linee ancora visibili fra il 1702 e il 1707 e, infine, tra il 1708 e il 1711 fu costruita la Chiesa di S. Francesco Saverio.

I Gesuiti rimasero solamente per i successivi sessantasei anni nel Collegium Tridentinum Societatis Jesu: nell'agosto 1773 un breve di Papa Clemente XIV soppresse la Compagnia di Gesù, ma quasi tutto rimase immutato per gli studenti trentini, perché il Principe Vescovo Cristoforo Sizzo trasferì l'intero complesso in potestà del Seminario vescovile e concordò con la Municipalità che gli studenti continuassero gli studi sotto la guida dei sacerdoti locali.

Dal 1796 al 1815, in seguito alla soppressione della Compagnia e alle devastazioni delle invasioni francesi, austriache, bavaresi, italico-napoleoniche, i locali passati in proprietà del Seminario furono utilizzati come acquartieramenti militari, ospedale, deposito.

Dopo il Congresso di Vienna, con il ritorno del Trentino all'Austria, il Seminario Vescovile fu ampliato per accogliere un maggior numero di chierici obbligati a risiedere nel Seminario. Nel 1903 il vescovo Valussi decise di costruire un nuovo e più funzionale Seminario, realizzato del suo successore Endrici. La decisione di vendere il complesso appartenuto ai Gesuiti ne produsse la divisione e così una consistente parte dell'edificio venne acquistata nel 1919 dal Comune e aperta al pubblico nel 1921 come Biblioteca comunale e Archivio di Stato.

- Oggi -

Il palazzo e l'annessa Sala Manzoni sono stati oggetto di un consistente intervento di restauro (1991-2001) che ha permesso di unificare i servizi offrendo così sede adeguata alla Biblioteca comunale "storica", alla sezione centrale di base, alla sezione per ragazzi e all'Archivio storico del Comune.

Il progetto di restauro e di ristrutturazione della nuova sede centrale, inaugurata nel marzo 2002, si è evoluto e trasformato negli anni in relazione al maturare di un progetto di innovazione complessiva del servizio bibliotecario e archivistico: da contenitore per la biblioteca comunale di tradizione a luogo unico dei servizi centrali di biblioteca (di base, di studio, di conservazione, di documentazione locale, per adulti ma anche per bambini e ragazzi) e d'archivio erogati dal Comune.
Alla disponibilità iniziale del palazzo dell'ex Collegio dei Gesuiti si è aggiunta nel 1990 la bella sala liberty (Sala Manzoni), che in diretta corrispondenza con l'ingresso principale fiancheggia il lato est del giardino interno.

L'ipotesi di itinerario, di successione (vincolata dalla struttura storica) che si è delineata si sposta così gradualmente dall'informazione rapida all'approfondimento, dall'attualità alla storia, dal contemporaneo all'antico, dal veloce al lento, dall'informale al controllato, dal rumore al silenzio, dagli interessi più larghi a quelli più particolari.
Per quanto riguarda i servizi di base, un modello generale di riferimento adottato è quello tedesco della biblioteca tripartita (dreigeteilte Bibliothek): settore d'ingresso per centri d'interesse, scaffale aperto sistematico, deposito.

 

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